19 marzo 2007

Ormai è tutto pronto!

CISON DI VALMARINO
22 e 25 APRILE 2007
IL BOSCO INCANTATO SULLE VIE DELL’ACQUA
(Musica – Teatro – Poesia e Arti varie)





Organizzazione: U.S. Cisonese - Ass. Cult. La Via dei Mulini - Ass. Cult. “ Al Mazarol”
Patrocinio: Comunita’ Montana delle Prealpi Trevigiane - Comune di Cison di Valmarino - Pro Loco Cison di Valmarino.


Per il decimo anno, l’Associazione “La Via dei Mulini” e il Circolo Culturale “Al Mazarol”, propongono una Manifestazione a cui partecipano Scuole, Associazioni, Artisti e Creativi. L’appuntamento, che si terrà il 22 e 25 aprile 2007, è reso possibile grazie allo spirito di collaborazione gratuita e al forte impegno solidale di tante persone. L’iniziativa infatti vede impegnati Gruppi ed Enti che operano nell’ambito della inabilità e del disagio. Saranno COLORI, PAROLE e MUSICA in un contesto naturale unico per la sua specificità… Le giornate si svolgeranno in un ambiente rinnovato con passerelle che l’Associazione la Via dei Mulini, nei mesi invernali, ha sostituito ed abbellito creando le condizioni per un magico percorso tra storia e natura dove chi ha gli occhi per vedere può incontrare il Mazarol…
Anche quest’anno il Bosco Incantato presenta, dal 22 al 25 aprile, il 4° simposio di scultura lignea.

Da domenica 22 aprile sarà inoltre possibile ammirare le sculture situate lungo il percorso e riproposte in uno specifico depliant (Natura, Arte e Creatività), che illustra le opere degli artisti che hanno aderito a questa eccezionale e particolare Mostra a cielo aperto.
Il sole di primavera, i “bujon” di roccia ed acqua, il profumo degli alberi, i vecchi mulini, le fantasie colorate e la magia del bosco vi accoglieranno per due giornate di sogno…
Associazione Culturale La Via dei Mulini e Circolo Culturale Al Mazarol

PARTECIPANO ALLA MANIFESTAZIONE:
CEOD “Il Germoglio” Ponte della Priula - CEOD “Soligo” Soligo – CEOD “Città di Conegliano” Conegliano – CEOD “Don Gnocchi” San Vendemiano – CEOD “Al colle” S. Martino di Colle Umberto – Centro Riabilitativo “Casa Bianca” Soligo e Associazione Raggio di Luna – COOP Fenderl Vittorio Veneto – Istituti di Soggiorno per Anziani “S. Gregorio” Valdobbiadene – Istituto “Padre Pio” Tarzo – Alternativa Coop. Sociale Vascon – “La Casa di Alice” Centro infanzia Cornuda – Associazione Comunità giovanile e SER.T., Azienda Ulss 7 – Scuola Elementare Cison di Valmarino – Istituto d’Arte statale Cordenons – Accademia Belle Arti Venezia – Coop. Sociale “Strade Verdi – GreenRoads” – Associazione umanitaria Zikomo – Associazione Emergency – Associazione culturale “Il giardino dei semplici” – Scuola ValmarenoSHOTOkai – Associazione Gioca e Crea – Associazione Viezzer Soligo.
Allestimenti artistici: Claudio D’Andrea – Mirca e Catia Puppetti.
Gruppo Scultori Lignei: Frà Gianni Bordin, Lino Fiorentin, Arianna Gasperina, Beppino Lorenzet, Roberto Merotto.

L’ORGANIZZAZIONE DECLINA QUALSIASI RESPONSABILITA’ PER EVENTUALI DANNI A PERSONE E COSE NEL CORSO DELLA MANIFESTAZIONE. SI CONSIGLIANO ABITI E CALZATURE ADEGUATE PER UNA PASSEGGIATA NEL BOSCO.

PUNTI DI RISTORO (aperti tutta la giornata)
A metà percorso area pic-nic “Al Mazarol”.
Alla fine del percorso in loc. Valle di San Daniele, stand enogastronomico al coperto gestito dall’U.S. Cisonese.




PROGRAMMA

22 aprile 2007

RIFUGIO DEI LOFF
Ore 6.00 – CONCERTO ALL’ALBA GUARDANDO IL SOLE.
Il Blog del Sol Levante. Suoni e rumori della natura.
Flauti indiani, campane tubolari e percussioni.

Si consiglia di arrivare in macchina via S. Boldo, al parcheggio vicino a Malga Campo (880 m.) e prendere il sentiero n. 991 per poter essere alle ore 6.00 al Rifugio dei Loff (1100 m.).

PIAZZA ROMA
Ore 10.00 – Atrio del Municipio: presentazione del depliant “Il Rujo tra Natura, Arte e Creatività”.
I presenti verranno poi accompagnati al prato del Mazarol, dalla cornamusa di Zan Chitarin (con il rischio di essere colà sedotti e abbandonati).

PRATO DEL MAZAROL
Ore 12.30 – grigliata area pic nic Al Mazarol.
Ore 14.00 – Gli ospiti degli Istituti San Gregorio di Valdobbiadene presentano:
Primavera in musica.
Ore 15.00 – Federica Basso esegue, alla chitarra classica, musiche di: Bach, Giuliani, Sor e
Villa-Lobos.
Ore 16.00 – Il Centro riabilitativo Casa Bianca e l’Ass. Raggio di Luna presentano: “Percorsi tra
follia e poesia”. Al mandolino il dott. Artemisio Gavioli.

VALLE DI SAN DANIELE
Ore 12.30 – grigliata presso lo stand enogastronomico.
Ore 14.30 – Tony Bressan Group – musica dal vivo.

UN GRAZIE PARTICOLARE PER LA DISPONIBILITA’ E LA PAZIENZA DIMOSTRATA DA QUANTI (PROPRIETARI E CONFINANTI) HANNO PERMESSO L’USO DEGLI SPAZI IN CUI SI SVOLGE LA MANIFESTAZIONE.
L’ASSOCIAZIONE LA VIA DEI MULINI, SI SCUSA FIN D’ORA PER I POSSIBILI DISAGI CHE L’INIZIATIVA POTRA’ ARRECARE ALLE PERSONE RESIDENTI.

Un grazie inoltre al Centro riabilitativo Casa Bianca e Ass. Raggio di Luna, per la continua e presente attenzione alle nostre iniziative.





25 aprile 2007

IL BOSCO INCANTATO SULLE VIE DELL’ACQUA

PRATO DEL MAZAROL
Ore 12.30 – spiedo area pic nic Al Mazarol – (si consiglia la prenotazione in loco).
Ore 14.30 – Concerto dei BARBAPEDANA.

LUNGO IL PERCORSO:
Improvvirusoundexperience “in spezzato”: il collettivo continua gli incontri/scontri fra musicisti, replicando piccoli organici di due o tre esecutori fluttuanti e flessibili.

Ensamble spettacoli itineranti:

Canti popolari con “I Cantori da filò”.
Luca Carrara – Vibrafono.
Riccardo Casagrande – Flauti.
Federica Basso – Chitarra classica.
“Poesie tra le foglie…” Renzo Seffino offrirà poesie ai visitatori.
Esposizione VI° concorso poesia dialettale “Poesie par strada”.
La Federazione Italiana Dama: partite in simultanea con Maestro.
Ex Latteria – L’Associazione Il Giardino dei Semplici presenta: “Il Prato è servito” (per conoscere
e gustare le erbe spontanee… e non solo).

Mulino Fiorin - Chiara, Daniela, Francesca e Roberto: “C’era una volta… ti racconto una fiaba”.

Rudere Fabrica dei capei – Il Juke Bosc – Canzoni d’autore a richiesta con Davide Camerin,
Iseo Pin e Giulio Tonon.

Prato Baita S. Daniele – Coop. Soc. “Strade verdi – Green/Roads”: presentazione Progetto e
Laboratorio Aquiloni.

Ore 14.00 – Sotto il Grande Faggio – “L’Oca Genoveffa e la torta di cioccolato”. (Fiaba musicata)
Maura Nadalin: voce narrante
Timoteo Eronia: contrabbasso
Nadia Ciprian: flauto

Ore 14.30 - Al Bujon del Gal – la Compagnia del Turiglio presenta: “Tut iuta”
Farsa medievale per burattini.

Ore 16.00 – Prato Baita S. Daniele – Scuola ValmarenoSHOTOkai: dimostrazione di karate.
Istruttore Oscar Gregori.

VALLE DI SAN DANIELE:
ore 11.30: Santa Messa nella chiesetta di San Marco
ore 12.30: spiedo presso lo stand enogastronomico (su prenotazione: 0438/975214 – 348/5163990)
ore 14.00: concerto della Banda Musicale di Cison.
A seguire: musica del Salento con i Marapedia

PIAZZA ROMA:
Sul far della sera: spettacolo di taranta con i Marapedia.




IN CASO DI MALTEMPO LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERA’ DOMENICA 29 APRILE 2007




E inoltre vi aspettiamo in occasione del solstizio d’estate, sabato 23 giugno dalle ore 21.00 sul Pra’ del Mazarol “A Spetar le Strighe”, quando il sole tocca il primo punto del tropico del Cancro, sua massima elevazione boreale, sì che cessa di alzarsi sulla linea dell’equatore per iniziare il suo moto di discesa…

17 marzo 2007

Una passeggiata sulla Via dell'Acqua...

Perchè mai così tante persone decidono di camminare ogni fine settimana sui sentieri della Via dell'Acqua cisonese? La risposta è facile, basta solamente dare un'occhiata a queste foto per capire che ci sono molte cose da vedere e da assaporare... Prima di tutto la possibilità di ascoltare il suono delle acque ruscellanti del Rujo che scorre e saltella in mezzo ad alberi e pietre. Ad attrarre i visitatori è senza dubbio anche la possibilità di attraversare con i propri passi verdi praticelli e boschetti percorrendo il sentiero che si inerpica gradualmente verso le montagne di Cison. Al di là dei piacevoli elementi naturali non va trascurata la presenza del lavoro dell'uomo che si manifesta con il sistema di canalette e di salti capace di azionare ruote e mulini e che in parte si può ammirare ancora oggi. Ma non è tutto. Perchè ormai da tempo a tutte queste cose è associata anche l'espressione artistica e passeggiando accanto al Rujo ci si accorge facilmente di ciò... Sono molti infatti gli artisti che sono stati ispirati dalla magia del luogo e che hanno creato opere uniche le quali sono poi ritornate nei loro luoghi d'origine... sono state infatti poste proprio accanto alla Via dell'Acqua.


Questo è quel che si può scoprire e ammirare normalmente durante tutto l'anno, figuratevi cosa salta fuori nei giorni di festa!

CONTINUA...

11 marzo 2007

DECIMA EDIZIONE :IL BOSCO INCANTATO SULLE VIE DELL’ACQUA

La decima edizione del “Bosco Incantato sulle Vie dell’Acqua” inizierà domenica 22 Aprile con l’ormai tradizionale concerto all’alba al Rifugio dei Loff e con il quarto simposio di scultura lignea.

Proseguirà nella mattinata con la presentazione, nell’atrio del Municipio, dell’opuscolo “Natura Arte e Creatività sulle Vie dell’ Acqua” dedicato alle opere degli scultori su legno già collocate lungo il percorso come segno di continuità fra ambiente e creatività umana.

Ovviamente non mancheranno gli spazi enogastronomici contornati da spettacoli e concerti...

MERCOLEDI 25 APRILE
Il programma che accoglierà i visitatori è molto ricco di eventi , si va dagli spettacoli organizzati dagli ospiti delle case di riposo, degli istituti della zona e dalle scuole, alle esibizioni di musicisti di varie tendenze, dalla musica classica a quella popolare, dal jazz al pop. Lungo il percorso la musica sarà sempre una costante, vista la presenza di numerosi artisti capaci di improvvisare una “ colonna sonora “ che accompagni gli ospiti nella passeggiata. Ovviamente non potrà mancare “la poesia tra le foglie” lette dal poeta Renzo. Ci saranno iniziative per i più piccoli come la fiaba musicata , i burattini medioevali e la lettura di numerose fiabe animate. La tecnologia sarà poi al servizio dei nostalgici del mai dimenticato “juke box” grazie ad essa potranno utilizzare il ”juke bosc” scatola magica che contiene circa duecento canzoni eseguite dal vivo a richiesta ….un autentico miracolo tecnologico!
Non mancherà la Banda Musicale di Cison con la sua allegria. Inoltre, presso la ex latteria, promosso dal “Il Giardino dei Semplici”, avrà luogo l’incontro “IL PRATO È SERVITO”( per conoscere e gustare le erbe spontanee …e non solo) .
Anche per gustare gli SPIEDI si hanno più possibilità: all’ora di pranzo sul prato del Mazarol con a ruota il concerto dei “BARBAPEDANA” ; oppure, sempre all’ora di pranzo, in valle San Daniele (consigliata la prenotazione) con successivo spettacolo musicale dei “MARAPEDIA”
Sul far della sera la manifestazione si concluderà in piazza con uno spettacolo di “TARANTA” una espressione artistica con grande capacità di coinvolgimento.

Vi aspettiamo in tanti e… speriamo nel bel tempo…

Cogliamo l’occasione per ringraziare in modo particolare proprietari e confinanti per la loro disponibilità e pazienza.

Tra qualche giorno potrete trovare il programma completo nei locali pubblici, nel nostro sito www.mazarol.it e in questo blog.

ELETTO IL NUOVO DIRETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE “LA VIA DEI MULINI”

Il 17 febbraio 2007 l’assemblea degli associati de “La Via dei Mulini” ha eletto il nuovo consiglio direttivo per il triennio 2007-2009. Il nuovo direttivo, composto da nove membri, presenta numerose riconferme e qualche novità.

Confermati nella loro carica risultano: Marisa De Luca, Alfonso Munno, Mara Possamai, Paola De Biasi, Vincenzo Casagrande, Costantino Salton, Roberto Lovat. I nuovi entrati sono Matteo Buffon e Ivo Possamai.

Marisa De Luca è stata riconfermata presidente dell’associazione.

Al nuovo direttivo il compito di sostenere il programma di sviluppo dell’attività dell’associazione. Gli ultimi due esercizi sociali sono stati dedicati alla cura ed alla messa in sicurezza della Via dei Mulini, con un importante impegno finanziario e di lavoro volontario. I prossimi esercizi vedranno l’associazione sostenere con convinzione il progetto di rendere agibile il percorso alle persone diversamente abili, e la valorizzazione storico-ambientale del luogo. Queste iniziative vedono oggi anche il sostegno e l’impegno dell’Amministrazione Comunale.

9 marzo 2007


Ecco i luoghi in cui si svolgerà tutta la faccenda...

Ci siamo quasi!

Cari amici, ancora un po' di pazienza e saprete tutto quel che c'è da sapere sulla ormai prossima festa del 25 aprile. I "saggi" della mirabile associazione con la loro classica cura stanno ultimando la scaletta degli appuntamenti e degli eventi della "festa di primavera" sulla via dell'acqua... presto su queste pagine troverete gli aggiornamenti che attendete con ansia!

24 febbraio 2007

Mazariol

Ormai è evidente: in questo mondo globalizzato le idee circolano. In realtà, da sempre le idee hanno circolato e anche i personaggi della tradizione popolare. Prova ne è la vicenda notissima del Mazarol, la sfuggente entità silvana che questo blog cerca di seguire nelle sue peregrinazioni. Neppure gli artisti sembrano resistere al fascino del misterioso personaggio dei boschi ed ecco che qualcuno ha addirittura scritto una canzone su di lui, come Davide Camerin.
Ecco l’introduzione al brano scritta dal buon Davide Camerin stesso, il creatore di quello che è divenuto un vero e proprio “inno del Mazarol”…


“Nei tempi antichi viveva, nei boschi più fitti e inaccessibili e nelle vallate più impervie, un omino piccolo come un folletto, chiamato Mazarol.
Era un omino che viveva nei boschi, dove si nascondeva facilmente nonostante il suo vestito rosso sgargiante. Si spostava correndo da un luogo all'altro con incredibile velocità. Era vestito tutto di rosso, compreso il cappuccio e le scarpe a punta, a volte aveva barba e capelli lunghi e aggrovigliati ed un viso grinzoso e dispettoso. Abitava in ampi covoli ed era così schivo che si teneva lontano da ogni contatto con l'uomo.
Una brutta avventura correva colui che inavvertitamente posava il piede dove il Mazarol aveva lasciato le sue pèche (orme); il malcapitato era costretto per magia a seguirle e a perdersi per qualche giorno nei luoghi più remoti. Una volta una bimbetta pestò le orme del Mazarol e dovette girovagare per giorni e notti, su e giù per le rocce scoscese. Alla fine vide un braccio che le faceva cenno di entrare in una grotta. Lei, poveretta, non aveva la forza di scappare, per cui dovette entrare: lì c'era il Mazarol che dava il sale rosso alle capre. Appena la vide, le porse un zoccolo di mucca pieno di latte e le insegnò a fare il burro, il formaggio e la ricotta (in fondo era un buon diavolo).
Per estensione, nel corso delle generazioni, il folletto era poi diventato lo spauracchio preferito dalle madri, per far sì che i ragazzi tornassero a casa presto la sera.
Nella mia canzone ho spogliato il folletto della sua parte mitica (e se vogliamo poetica), e l’ho collocato in un periodo compreso tra le due guerre, ambientando la storia nella zona in cui vivo (dove lo chiamiamo Mazariol).
Tratto dai racconti di mia nonna, Ammirabile Manente.”



EL MAZARIOL
(di Davide Camerin)

Torna prima de sera se ben te ne vol
torna prima de not fora l’è ‘l Mazariol
Torna prima de sera se ben te me vol
torna casa bonora che fora l’è el diol

Dentro in tee ziese lu ‘l sta ben scondest
‘l ciapa tosat e tose e li mete in te un zest
dentro in tee ziese lu ‘l sta ben scondest
dentro in te tute e ziese lu ‘l sta ben scondest

‘tenta al Mazariol

Fora co ‘l to moros sta pur via tut al dì
fora l’è fora el sol e contenta son mi
fora l’è fora el sol e anca ‘l diavol al dorme
co’l scuro ‘l te vanta che no te te incorde

‘tenta al Mazariol

Aa sagra to pare no ‘l voea farte ‘ndar
che i doveni al dì de inquò no i a altro da far
che i doveni al dì de inquò no i sta fermi co ‘e man
A Vodega to pare no ‘l voea farte ‘ndar

‘tenta al Mazariol

Torna prima de sera se ben te ne vol
torna no sta star fora che l’è ‘l Mazariol
Ma se te resta fora vien dentro pian pian
te speta to pare e un bel pasamàn

(settembre 1996)


Appena il redattore di questo blog avrà imparato come diavolo si fa, verrà inserito qui il file musicale del brano. Abbiate fiducia.

9 febbraio 2007

aggiornamenti sulla festa del 25 aprile

Ebbene sì, è confermata la presenza dei BARBAPEDANA per il 25 aprile! In questo periodo i "saggi" della multiforme associazione Mazarol-Via dei Mulini stanno lavorando alacremente per la stesura del calendario di tutti gli eventi della sempre più prossima manifestazione Sulla Via dell'Acqua, pareciarse...

3 dicembre 2006

Prossimi eventi

Quel che è certo è che in questo periodo l'Associazione sta preparando la prossima geniale edizione de Il Bosco Incantato sulla Via dell'Acqua... Questa volta sarà un'edizione speciale per poter degnamente festeggiare il decennale della manifestazione. Fino a questo momento non molto è trapelato su ciò che ci attende la prossima primavera, ma voci di corridoio, confermate dagli "alti gradi" dell'associazione, dicono che:

  • domenica 22 aprile 2007 alle ore 6 si terrà l'ormai noto Concerto all'alba: suoni, armonie e suggestioni musicali lassù, presso il Rifugio dei Loff;
  • sempre domenica 22 aprile, ma un po' più a valle e un po' più tardi, intorno alle ore 11, verrà inaugurato il percorso artistico sulle Vie dell'Acqua Lo Scalpello, il Legno, il Bosco che richiamerà come sempre tanti abili artisti...
  • il successivo mercoledì 25 aprile è ovviamente confermata la giornata dedicata al Bosco incantato sulle Vie dell'Acqua

Per ora si sa questo, ma seguiranno presto maggiori informazioni...

Sarete dei nostri?

11 novembre 2006

Per visite guidate sulla Via dei Mulini e per informazioni rivolgersi a:


“Associazione la Via dei Mulini”
Piazza Roma n° 16
31030 - Cison di Valmarino TV


  • TEL. 338 4874716
  • FAX 0438/975100
  • sito www.mazarol.it
  • e-mail mazarol@libero.it

8 novembre 2006

Alle sorgenti del sacro: uno sguardo sulle forme della sacralità primigenia.
di C. M. – Associazione la Via dei Mulini - (Polcenigo – 21/10/2006)

Il rapporto fra uomo e acqua/sacro, va considerato per la sua costante e basilare importanza, come elemento che scaturisce quando l’uomo uscendo (come amano dire gli antropologi) dalla fase di “natura” entra in quella di “cultura”, e cerca di condizionare l’ambiente in cui abita, di trarne profitto, di interpretarlo a proprio vantaggio. I miti legati all’acqua hanno quindi queste caratteristiche primigenie, sostanzialmente comuni ovunque: senza necessità di “importazioni” o particolari imposizioni culturali. Secondo gli antropologi l’importanza delle acque, e quindi anche la loro lettura “sacro-misterica”, si originerebbe in modo piuttosto costante, non appena l’Homo diventa veramente Uomo sociale e culturale. Quindi, per capire il viaggio parallelo di acqua e sacro, e per interpretarne i residui odierni in fòle e fiabe, nell’ immaginario composito di fate, di aguane, di donne selvatiche e dee madri, è necessario comprendere anzitutto di quali interpretazioni e funzioni l’uomo carica l’ elemento acqua. Da qui si potrà partire con le riletture e le interpretazioni alla narrativa che la circonda. Sarà interessante, poi, mettere in relazione l’interpretazione del sacro a quella che è la diversa, e progressiva, organizzazione economica e sociale delle comunità nel corso dei secoli.

Che miti simili (rassomiglianti) possano nascere in realtà diverse, lo ha ben mostrato Propp (1972), studiando le strutture comuni dei racconti di fata, nel mondo. Le strutture delle fiabe si legano al vissuto degli individui, al processo di crescita sia dell’individuo stesso ( i bambini metaforicamente muoiono per diventare uomini, come l’eroe di tutte le fiabe simbolicamente fa, passando attraverso una morte rappresentata talvolta da un bosco, talvolta un monte, talvolta un drago ecc). Ma, ricorda Propp (influenzato in questo dallo storicismo marxista), bisogna tener conto anche del “processo di crescita” della società in cui abita l’individuo al quale viene raccontata la fiaba. In poche parole la società, con le sue realtà quotidiane ha una sua importanza nell’elaborare i miti, i racconti, le funzioni rituali e adattarle al contesto. Nelle società primitive, dove ancora si praticano riti iniziatici per marcare il passaggio all’età adulta, esse raccontano nientemeno che qualcosa di concreto, qualcosa che avverrà al bimbo di lì a qualche anno (gli spiegano come dovrà morire ritualmente da bambino per rinascere uomo).
Così, dice Propp, man mano che le società si organizzano diversamente (da raccoglitori a stanziali, da agricoltori a commercianti, da mercanti a impiegati in banca), esse finiscono quella funzione primaria e saranno riadattate per raccontare il mito d’origine della tribù di nascita, la vicenda eroica del capostipite, oppure (con contaminazioni colte) quella del potere politico, del regnante di turno, del dominus feudale; o infine, ristrutturate e consapevolmente utilizzate, raccontano e spiegano come il “rozzo popolano” possa rigenerarsi in un “cittadino modello” del nuovo stato nazionale: il Pinocchio di Collodi che abbandona per sempre le sembianze di burattino per diventare un bravo bambino!

La struttura dei miti e dei racconti rimarrebbe la stessa in tutto il mondo, perché comuni sono gli elementi che la scatenano, sostiene Propp. Quello che cambia sono poi le componenti più superficiali di queste narrazioni, prese dalla quotidianità, dalle paure di ogni giorno, dalla funzione didattica che gli si attribuisce. In sostanza, la fiaba, il mito, non si trasmetterebbe per opera “diffusionista”, importata qui e lì da tribù vaganti o popoli guerrieri nomadi delle pianure indoeuropee. Esse si genererebbero, anzitutto, per il rapporto immediato dell’uomo con il suo ambiente. Tribù vaganti, popoli nomadi, modi di sfruttamento economico del territorio, organizzazioni gerarchiche e sociali delle comunità, aiuterebbero solo a dare nomi, colori, funzioni diverse, a quelli che sono i bisogni intimi dell’uomo di rapportarsi con il proprio ambiente, e con gli eventi più importanti della vita e della sopravvivenza.
Ma ritorniamo all’acqua e al sacro.
Prima di arrivare alla cultura e alle sue costruzioni, sarebbe bene partire dalla natura per come si presenta e definisce il territorio. Sappiamo che l’area delle risorgive, quella fascia di 1-2 chilometri della pianura ai piedi delle prealpi italiane, è uno spazio territoriale molto particolare. È uno spazio che non ha uguali perché solo qui, in tutta la pianura, nasce spontaneamente, esce e viene alla luce, quella cosa imprescindibile per la vita che è l’acqua: acqua limpida, generalmente costante e che arriva dalle profondità della terra con una temperatura sempre identica.(Breda, 2001, 33). Possiamo visualizzare con facilità come questo, soprattutto nelle società primitive, potesse esser considerato alla stregua del miracolo, legato alle necessità del quotidiano umano. Inoltre, bisogna pensare che alle sorgenti di pianura ci si arriva, come ad un punto d’incrocio, territorialmente da ogni luogo, come punto di confluenza privo di vere barriere fisiche. E’ un apice che si può raggiungere praticamente senza ostacoli. In termini di raggiungibilità le sorgenti non creano quella separazione fisica che le stesse acque daranno quando diventano fiumi: costruendo un “di qua” e un “di là” (del Piave, del Livenza). Dei “di qua” e “di là” che diventano man mano, in fase storica, perfino barriere linguistiche e culturali.

Non è certo un caso che proprio qui, sui palù del Livenza, si abbia uno dei più importanti insediamenti preistorici dell’Italia settentrionale (fra V e IV millennio A.C.) (Breda, 2001, 147) . Una sorta di continuità, per quanto molti secoli li dividano, che vedremo costantemente ripercorsa, almeno in termini assorbimento delle linee commerciali più antiche. L’importanza di questa fascia territoriale si ritrova nettamente riproposta nell’età del ferro, secondo la direzione Tagliamento,Vivaro, Polcenigo, Ceneda, Montebelluna, Brenta con la linea delle risorgive a fare da polo attrattivo e itinerario di traffico collaudato, costellato da luoghi di culto (si pensi ai ritrovamenti paleoveneti a Cordignano, al Monte Altare di Vittorio, a Montebelluna). (Arnosti, 1993, 59)

Ma cosa poteva rappresentare quest’acqua viva e nascente? Quale archetipo si va costruendo attorno ad una risorgiva? Scavando nei miti più antichi, quelli meno condizionati da sovrastrutture sociali e contingenti (i condizionamenti dei cambiamenti socioeconomici di cui abbiamo già detto) pare che l’idea prevalente sia quella di una divisione fra due mondi. Da un lato il mondo dell’uomo fatto di terra, dove si può lavorare, scavare, coltivare, vedere nascere il pane e costruire; in contrapposizione un mondo su cui non è possibile intervenire. L’acqua come una forza a se stante, non lavorabile, autonoma ed esterna alla volontà umana, ma al contempo, ineluttabile ed indispensabile alla stessa sopravvivenza.

Miti d’origine, non propri del Livenza ma raccolti vicino al Piave, narrano di un’acqua primordiale che tutto ricoprirebbe e che regnerebbe su terra ed uomini: impedendo quindi la stessa esistenza alle comunità umane. Anche il famoso mugnaio del ‘600 di Montereale Valcellina, Menocchio, guarda all’origine del mondo come se “nel principio questo mondo era niente, et che dall’acqua del mare fu batuto come una spuma, et si coaugulò come un formaggio, dal quale poi nacque gran moltitudine di vermi, et questi vermi diventorno homini”. Generalmente nei miti, anzichè questa generazione spontanea dall’acqua, si ha magari un diretto intervento antropomorfo: un tuffo eroico nelle acque, il tuffo di un Dio, di un capostipite tribale, l’eroe, permette di recuperare una porzione di terra che poi diventa il mondo abitabile su cui vive e lavora l’uomo. Miti di questo genere, beninteso, sono presenti in ogni parte del mondo. In alcuni casi, la vicenda si razionalizza fino a diventare parte della storia “verificabile”: magari – come raccontano vicino al Piave - sono stati i frati, o qualche Turco di passaggio, a “far portare la terra con le barche” a “far saltare una mina” per togliere all’acqua il dominio sul mondo noto restituendo la terra sepolta al mondo dei vivi.(Eliade, 1989; Breda, 2001; Albert-Llorca, 1991). In questi casi, oltre ad evidenti visioni contadine, di chi parteggia per la terra che è la parte solida del mondo, si può poi arrivare fino alle re-interpretazioni dualistiche delle riletture cristiane di uno scontro fra Dio e il diavolo.

L’acqua, quindi, risulta un elemento vitale, ma soprattutto un elemento “altro”, distinto dal mondo reale, o meglio “di confine”. Nelle tradizioni antiche esiste solo lo specchio dell’acqua a poter riflettere e sdoppiare le persone: la parte concreta e materiale di qua, una parte “altra da se”, intoccabile, misteriosa - ovvero l’anima secondo alcune interpretazioni primitive - riflessa, “di là”. Questi luoghi d’acqua risultano, quindi, dei veri e propri spartiacque: dei luoghi di transito, dei confini con mondi diversi e lontani. Lo stesso, in realtà, accade anche per boschi, grotte ed anfratti, ma l’acqua, a differenza loro, porta in un elemento vitale che ben la contraddistingue: è risorgiva in sé - per le bolle che perpetuamente e “mirabilmente” escono - risorgiva al contempo anche per l’uomo e per i suoi bisogni.

Lo specchio d’acqua, soprattutto se acqua vivente (se non addirittura in alcuni casi acqua con proprietà particolari per la composizione chimica che le è propria) diventa quindi un luogo di comunicazione e di relazione diretta con il mondo dei morti. Essa incarna le speranze, le richieste, le petizioni più disparate. È qui, dove l’acqua emerge spontanea dal basso, che si può invocare che l’acqua appaia spontanea anche dall’alto (secondo noti meccanismi rituali di magia omeopatica o imitativa (Frazer, 1965, 87) imitare il tuono, spruzzare acqua in aria). Si può invocare che l’acqua porti fertilità alla terra, rinvigorisca il raccolto, dia di che sfamare l’intera comunità. Naturalmente, la fertilità è l’abbondanza sono femminili e legati alle donne come dimostrano ampiamente le tradizioni primitive e l’ovvia conformazione biologica della specie umana.

Tutti questi elementi fondanti: la fertilità data dalla vitalità dell’acqua, la presenza di una porta comunicante con un altro mondo, rimangono parte integrante e strutturale di tutti i miti rintracciabili nei pressi di una sorgente. Su un tale sostrato basilare, costituito di elementi costanti e ben rintracciabili nel corso del tempo, solo poi si incarna la cultura, l’accidente della Storia con i suoi influssi ed eventi. Gli eventi della Storia rileggono, reinterpretano, aggiornano e modificano: fòle, leggende, narrazioni, riti. Quello che ne rimane a noi, oggi, sono da un lato effigi materiali, o resti archeologici; dall’altro racconti orali, dicerie, tradizioni. La variabilità e il contenuto di tutti questi materiali, la loro sovrapposizione ed il reciproco intreccio, sono di fondamentale importanza: proprio perché descrivono le risposte del contesto, nel corso dei secoli, alle sollecitazioni degli eventi.

Dal “divino puro” di una grande madre, fino alla donna prosperosa che sembra una lavandaia (ma se pronunci qualche frase fatata si trasforma in un serpente), ritroviamo comunque gli elementi magici, femminili, legati alla fertilità ed al rapporto fra mondo dei vivi e modo dei morti. Considerando alcuni degli esseri fantastici meglio studiati, come le aguane e le fate, possiamo agevolmente ritrovare i vecchi paradigmi anche sotto crosta arricchita dai progressivi mutamenti socioeconomici e culturali della società. Daniela Perco (1997), nel suo studio sulle aguane, sottolinea già una prima differenza che riguarda le connotazioni “etiche” di questi personaggi. Le anguane risulterebbero prevalentemente positive nelle prealpi venete e prevalentemente negative in Friuli. Questa differenza potrebbe essere dettata dal diverso grado di pressione, e controllo sociale, esercitato sul mito originario dalla cristianizzazione. Come vedremo, dove il tentativo di repressione del mito è stato più forte, può essersi generato uno sdoppiamento, le vecchie funzioni degli esseri misteriosi-divini si sarebbero polarizzate in questi casi: lasciando da un lato gli attribuiti più negativi (streghe, aguane, serpenti); e assegnando da un altro lato i vecchi attributi positivi a nuovi soggetti (fate, sante cristiane e martiri, Madonna).

In ogni caso, nelle aguane, ritroviamo caratteristiche fisiche che evidenziano l’alterità rispetto al mondo umano (gambe di capra rovesciate, trasformazione in serpente, squilibri deambulatori). Questa alterità, generalmente, mantiene alla base almeno un elemento positivo, quello di permettere la mediazione fra i due mondi. Le aguane, oltre ad accoppiarsi con uomini, generare figli – elementi che le rapportano direttamente con l’antico attributo della fertilità – sono, anche secondo letture più tarde e razionalizzate, sempre impegnate in attività tipiche della riproduzione e della perpetuazione del ruolo femminile nella comunità: filano, tessono, ricamano, lavano panni, pettinano le figlie. Sostanzialmente dispensano abbondanza e civilizzazione, perché trasmettono al mondo dei vivi conoscenze e che sono del mondo dei morti. Al contempo esse sorvegliano anche sulle interdizioni ed i divieti sociali: scatenano anime morte quando avviene l’infrazione di un tabù. Da un altro punto di vista, poi, sono spesso maldestre nelle loro azioni, perché non completamente integrate nel mondo reale. Infine, in alcune occasioni possono essere considerate le anime di donne morte di parto.(Perco, 1997)


Ma l’attività di lavandaie e lo stendere i panni, spesso attribuito alle aguane, ben descrive i cambiamenti culturali e sociali in corso, e del come le narrazioni possano essere adattate al contesto e caricate di nuovi significati prima imprevisti. Anzitutto è importante segnalare come l’esposizione dei panni potesse assumere, all’interno delle comunità, significati sociali pregnanti: si tratta di mettere in mostra, quasi con spirito competitivo, le ricchezze della famiglia, rivendicare il proprio status sociale e l’abilità delle donne di casa. Si tratta di uno stadio piuttosto avanzato di “civilizzazione”se si tiene presente che fino, alla tarda età moderna, le comunità cercano in ogni modo di preservare un certo egualitarismo di status interno (Povolo, 2004)
Anche collegandosi ad alcune tradizioni venete che prevedono liscive al momento dei funerali (Coltro, 178) queste vanno lette, sul piano spirituale, come necessarie per consentire al morto purificazione ed accesso al paradiso. In sostanza si può pensare che l’azione delle aguane del pulire i panni sia niente meno che un atto di purificazione delle anime penitenti, il risciacquo narrato in alcune tradizioni servirebbe a togliere i morti dalle pene ai quali sono condannati. Il contravvenire, da parte di un umano, ad un patto fatto con le aguane - ovvero il gettare i panni già lavati in un lago scatenando furie e conseguenze impreviste - rappresenta niente meno che il sacrilegio di rigettare le anime in pena nel loro luogo di espiazione. A livello di una lettura storica, trovare narrazioni che inseriscano questi oggetti della vita quotidiana, carichi di tali attributi spirituali, ci dice che questo poteva accadere solo se, per chi raccontava ed ascoltava queste fòle, cioè nella cultura popolare, era già ben chiaro il concetto cristiano medievale di “anima penitente”.

Questi brevi esempi sulle aguane ben ci descrivono come le strutture superficiali dei miti, i particolari minuziosi aggiunti ai racconti, i dettagli più coloriti, possano illustrare le sollecitazioni del contesto storico sulle basi mitologiche preesistenti. Per concludere, credo sia utile ritornare alla polarizzazione bene/male scatenata dallo scontro fra la cultura dotta cristiana e le persistenze di miti e simbologie popolari o “pagane”. Come è stato ben dimostrato per le figure delle fate celtiche delle mitologie Nord-Europee : le divinità femminili, di cui il cristianesimo dotto tramanda memoria negli scritti che parlano del passato, sono principalmente le Parche. Questi esseri, con loro caratteristiche “profetiche” e di “anziane decadenti”, si allontanano dai caratteri ammalianti delle Ninfe o delle dee dell’abbondanza e della fertilità. Ma alla tradizione delle Parche, di cui appunto è legittimo per chierici ed apologisti cristiani tramandare memoria, si affiancherà nel medioevo (XII sec.) anche la figura della fata. Il merito è della tradizione “cortese”, e quindi della letteratura cavalleresca nella cultura aristocratica in lingua vernacolare. Questa piccola e media aristocrazia sembrava non accettare completamente i modelli culturali proposti dalla Chiesa, e sotto l’apparente conformità, coltiva un atteggiamento mentale di fusione fra l’uomo e la natura, di una certa continuità (anche totemica) fra l’uomo, il regno animale e il regno vegetale. Le persistenze di miti legati alla fertilità e al mondo dei morti, e le loro interpretazioni distanti dall’umanesimo cristiano, finiscono per dar luce a figure anche letterarie come le fate ( Morgana e Melusina in particolare) ( Le Goff, 1977,309 ; Harf-Lancner, 1989).



Da parte cristiana, la risorgenza di nuove figure, e in generale alla persistenza dei miti precedenti, da luogo, come nel caso delle fate Nord-Europee, un atteggiamento di relativa tolleranza, relegandole ad un mirabilis narrativo, caratteristico del soprannaturale non cristiano. Tutto ciò che è meraviglioso è ricoperto con la benevolenza non repressiva del racconto di fantasia. Questa è anche la sorte delle aguane, siano esse caratterizzate da attributi negativi o attributi positivi.
Tuttavia, nel concreto della vita sociale delle comunità, rimangono i retaggi del magico e delle superstizioni: l’idea che atti umani intrapresi nei confronti della natura possano modificarla, alterarla, richiamare i defunti, modificare gli eventi. Tutto questo nella visione cristiana viene fermamente condannato, tacciato di stregoneria e connivenza diabolica: dando luogo a violente repressioni.
Ma gli aspetti più benevoli di quello che era stato il rapporto fra uomo e natura, fra uomo/acqua e sacro, vengono conservati quasi immutati dalla tradizione cristiana, per merito popolare. Si mantengono tutti i culti di abbondanza e fertilità, tanto necessari alla quotidiane speranze delle comunità: all’agricoltura, alla riproduzione e fecondità delle donne ecc. Si mantiene, in una certa impotenza delle dottrine ecclesiastiche ufficiali, l’attribuzione ad una donna del ruolo di mediatrice fra il “di qua” concreto reale, terreno, ed l’aldilà spirituale ed immateriale. La figura che nell’Europa cristiana meglio incarna queste caratteristiche, è agli occhi della tradizione popolare la Madonna: che, in questo modo, assume attribuzioni anche estranee al personaggio storico dei Vangeli della tradizione paleocristiana.



Bibliografia

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D. Coltro, Mondo contadino, anno ...

M. Eliade, Il mito della reintegrazione, Milano, Jaca Book. 1989

J. G. Frazer, Il Ramo d’oro. studio sulla sociologia e la religione. Newton, 1992

L. Harf-Lancner, Morgana e Melusina. La nascita delle fate nel medioevo, Torino 1989

J. Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Torino, Einaudi, 1977

D. Perco, Le Anguane: mogli, madri e lavandaie, in la Ricerca Folklorica, No. 36, 1997, pp. 71-81

C. Povolo, La piccola comunità e le sue consuetudini, (inedito), Università di Venezia, 2004

V. J. Propp, Le radici storiche dei racconti di fate, Torino, Bollati Boringhieri, 1972

P. Sorcinelli, Storia sociale dell’acqua. Riti e culture. Milano, Bruno Mondadori, 1988